Guerra commerciale: la Russia vieta l'import di macchinari stranieri

Confindustria Cuneo pubblica una circolare riguardo all'export verso la Federazione Russa.
Il Governo della Federazione Russa ha emanato un decreto (n. 84 del 31 gennaio 2015) che modifica il precedente provvedimento (n. 656 del 14 luglio 2014) nel quale veniva imposto “il divieto di acquistare varie tipologie di veicoli e altri mezzi industriali al fine del soddisfacimento di necessità statali e municipali”.

Ufficialmente, il provvedimento non ha carattere sanzionatorio, ma è espressione della volontà politica russa di potenziare il sistema produttivo interno attraverso un sistema di public procurement che avvantaggi le imprese locali, incluse quelle straniere che svolgono attività produttive in Russia.

Secondo i dati del Sace (Servizi Assicurativi del Commercio Estero), l’Italia sarà colpita dalle nuove sanzioni, con una possibile riduzione dell’export verso la Russia, nel biennio 2014-2015, compresa tra 0,9 e 2,4 miliardi, a seconda dell’evoluzione della situazione.

exportRussia

Riportiamo la circolare n°106 del 05/02/2015 (Allegati compresi) dal sito di Confindustria Cuneo.

FEDERAZIONE RUSSA: divieto di acquisto di veicoli e mezzi di produzione straniera da parte di enti pubblici

Il governo della Federazione Russa ha emanato un decreto (Decreto n. 84 del 31/01/15) che introduce il divieto di importare una serie di veicoli e altri mezzi industriali, destinati a costituire oggetto di forniture ad enti pubblici russi.

Il Governo della Federazione Russa ha emanato un decreto (n. 84 del 31 gennaio 2015) che modifica il precedente provvedimento (n. 656 del 14 luglio 2014) nel quale veniva imposto “il divieto di acquistare varie tipologie di veicoli e altri mezzi industriali al fine del soddisfacimento di necessità statali e municipali”.

Nel dettaglio, “Il Decreto [656], in conformità a quanto previsto dall'art. 14.3 della Legge federale russa n. 44FZ del 5 aprile 2013 disciplinante gli appalti pubblici, proibirà agli enti pubblici russi [...] di acquistare automobili, furgoni, camion, autobus, mezzi d'opera e di servizio, ruspe e tram prodotti fuori dalla Federazione Russa. Il divieto è motivato dall'esigenza di tutelare il mercato interno della Federazione Russa, lo sviluppo dell'economia nazionale e i produttori locali. Le misure restrittive, che hanno anche lo scopo di aumentare l'afflusso di investimenti esteri in Russia, non interesseranno i mezzi “stranieri” prodotti o assemblati in stabilimenti situati sul territorio russo (per stabilire il luogo di produzione di un determinato bene andranno prese in considerazione le Regole di Origine della Comunità degli Stati Indipendenti del 20 novembre 2009, [...]). La sussistenza di tutte le condizioni necessarie per poter essere esclusi dal campo di applicazione del Decreto 656 andrà attestata da un documento rilasciato dalla Camera del Commercio e dell'Industria della Federazione Russa nel rispetto delle procedure determinate dal Ministero dell'Industria e del Commercio russo.”

Si allega la traduzione delle 55 categorie di prodotti oggetto del divieto, curata dall’ufficio ICE di Mosca, precisando che i codici indicati non sono quelli doganali, bensì quelli corrispondenti ai codici “Prodcom”. Il Regolamento (UE) n. 842 del 4 luglio 2014 stabilisce l’elenco Prodcom dei prodotti industriali di cui al Regolamento (CEE) n. 3924/91 del Consiglio. L’elenco Prodcom riporta anche i corrispondenti codici doganali.

Ufficialmente, il provvedimento non ha carattere sanzionatorio, ma è espressione della volontà politica russa di potenziare il sistema produttivo interno attraverso un sistema di public procurement che avvantaggi le imprese locali, incluse quelle straniere che svolgono attività produttive in Russia. Tale misura si applica pertanto a tutti i paesi stranieri ad eccezione di quelli facenti parte dell’Unione Doganale Euroasiatica (Bielorussia, Kazakhstan e, dal 1° gennaio 2015, Armenia).

Si precisa che nella definizione di “ente pubblico russo” rientrano solo le istituzioni pubbliche statali, regionali e municipali (tra cui anche i Fondi governativi di tutela e salvaguardia) e NON le grandi imprese statali a partecipazione pubblica (con l’eccezione della holding dell’energia atomica Rosatom).

Si segnala, infine, l’impossibilità di quantificare al momento i potenziali effetti del provvedimento sul nostro export, dato che non esistono dati statistici che identificano la percentuale di import nella Federazione Russa indirizzato al public procurement.

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